La fuga, il sogno, la vacanza
Siamo in lockdown da lunghi mesi, o vincolati comunque nei nostri spostamenti geografici.
È più che legittimo sognare una vacanza in un posto lontano.
Ogni volta che si parla di vacanze, ultimamente mi parte un senso di disgusto, tuttavia. Non so perché. Forse perché ormai tutto fa parte di una vetrina. Vogliamo subito ostentare che, a dispetto di tutte le difficoltà di questi tempi, ci siamo ritagliati la nostra isola felice da qualche parte.
La ricerca del luogo più bello, più isolato, più alternativo o altrimenti più divertente e adrenalinico, mi sembra sempre più una messinscena dell'alienazione a tutti i costi. Vogliamo fuggire. Ma da che poi? Riposarci, certo. Ma la retorica della fuga ormai riempie i nostri miseri sogni.
Arrivano le vacanze, arriva il tempo della pausa. Ci riempiamo i telefoni di foto, ma non sempre ci svuotiamo dai nostri pesi, non sempre entriamo in contatto con il nostro io più profondo. Poi la vacanza finisce, come tutte le cose.
Tutti sappiamo per esperienza che purtroppo al rientro saremo uguali, stessi copioni e stesse situazioni da affrontare. Del resto la pausa arriva per staccare giustamente. Ma sempre più mi chiedo poi: girarci dall'altra parte ci ha veramente rigenerato?
Non ho risposte. Pascal dice una cosa a proposito di questo mito della fuga.
" Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno risolto, per vivere felici, di non pensarci " .
PASCAL
La mia idea ? Boh, io credo che il potere di staccare, di isolarci, di entrare in contatto con la nostra essenza profonda, è in noi. Sempre, e comunque.

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